2005 Romeo e Giulietta

ROMEO e GIULIETTA - Invito_La TracciaRomeo e Giulietta_La Traccia

 

L’incontro con Shakespeare continua anche per l’anno scolastico 2004-2005 e Romeo Giulietta, messo in scena per due serate presso il teatro San Filippo Neri di Calcinate, nel maggio 2005 approda, grazie al sostegno dell’associazione culturale S. Agostino, al Palacreberg di Bergamo davanti a una platea di circa 900 spettatori.

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Introduzione all’opera

di Gianfranco D’Ambrosio

 

“Io sono te” potrebbe essere l’affermazione sintetica e riassuntiva della più bella storia d’amore di tutti i tempi; “io sono te”, la mia felicità, la mia realizzazione sta in te, vive in te, gioisce in te, la mia verità consiste nell’affermazione di un altro: “Non è bene che l’uomo sia solo”, disse Iaveh quando creò la donna, fondando così l’ontologia sociale dell’umano, l’essere profondo dell’uomo come essere amicale, come essere d’amore. “Chissà perché – diceva Cesare Pavese – noi uomini siamo fatti in modo che per essere felici dobbiamo riaverci da un altro!” Così l’amore si manifesta come legge fondamentale della vita! L’acutissimo genio Shakespeariano non poteva lasciarsi sfuggire questo tema capitale dell’ esistenza, così importante che ogni sua minima negazione darebbe luogo a una tragedia; e proprio l’amore, in questo mondo, di limiti e di negazioni ne trova a dismisura. L’autore ambienta infatti la commovente storia di Romeo e Giulietta nella litigiosissima Verona medioevale, nella quale le due rispettive famiglie, i Capuleti e i Montecchi, combattono fra loro una guerra all’ultimo sangue: potere, orgoglio, prestigio, prepotenza, violenza, omicidio si interpongono fra i due giovani fino a determinare una situazione senza vie d’uscita, che fa scattare la tragedia finale. Nel tentativo rischiosissimo da parte dei due innamorati di sfuggire alla separazione mediante l’inganno di una morte apparente, il male, il potere, la morte stessa sembrano vincerla sull’amore: ma i due sposi non esiteranno neppure un istante a preferire di morire piuttosto che accettare la fredda insignificanza di una vita senza amore. Così è sempre la vita – e qui Shakespeare rivela tutta la sua capacità di universalità: per far felice l’altro chi ama è sempre destinato a morire, sempre si muore per affermare l’altro. Un cinico proverbio popolare osa proclamare che d’amore non si muore: il genio inglese, riprendendo la millenaria tradizione cristiana, con questa tragedia ci mostra l’esatto opposto. Non è dunque soltanto un’affezione sentimentale quella che stringe il cuore davanti alla tragica sorte di Romeo e Giulietta: no! Si tratta invece di una struttura fondamentale della vita umana. Auguriamo ai giovani attori che la loro fatica sia stata largamente ripagata dall’aver maturato questa grande consapevolezza.

 

 

Romeo e Giulietta_La Traccia

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