2004 Amleto

AMLETO Invito_La Traccia

Al secondo anno di vita della compagnia teatrale, il regista prof. Giuseppe Foppa, coadiuvato dal collega Roberto Rossi, propone di lavorare alla messa in scena di uno dei capolavori più celebri e importanti di William Shakespeare.

Lo spettacolo, rappresentato inizialmente a scuola, nel maggio del 2004 arriva sul palco dell’Auditorium di piazza Libertà a Bergamo. Per la prima volta il teatro esce dalla scuola e arriva nel cuore della città; da quel giorno tutti gli spettacoli saranno sempre presentati a teatro e offerti a tutti.

 

 

Introduzione all’opera

di Gianfranco D’Ambrosio

 

Ambientato nella Danimarca medievale, la tragedia shakespeariana di Amleto rappresenta la tragicità di un potere, perseguito al di là di ogni limite (il re Claudio usurpa il trono al fratello cioè al padre di Amleto, uccidendolo senza testimoni e sposandone la vedova).

Di fronte a questa terribile struttura di potere, sta indifeso l’uomo, Amleto, appunto, con la sua giovinezza brillante, le sue amicizie, il suo amore per Ofelia. Ma tutto viene travolto: in una visione notturna il fantasma del padre di Amleto ristabilisce la verità di cui è abissale simbolo; così si innesca la brama della vendetta, per realizzare la quale Amleto si finge pazzo (ma è finzione o realtà?), fino alla catastrofe finale dove tutti i protagonisti muoiono, inevitabile epilogo di ogni menzogna. “Essere o non essere”: davanti alla violenza del potere nasce il dubbio persino sulla positività dell’esistenza: “questo è il problema”.

Ma il problema del senso della vita può trovare soluzione solo quando il protagonista si misura col senso del mistero, con la sovrabbondanza dell’essere, confidando all’amico Orazio: “Mio buon Orazio, ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne contenga la tua filosofia” o quando, morente dopo l’inutile vendetta, sussurrerà la famosa battuta: “Il resto è silenzio!”

La grandezza artistica di Amleto è dovuta al fatto che egli è sempre stato sentito come l’emblema stesso  della modernità, una modernità penetrata da un dubbio corrosivo (il dubbio amletico appunto). Tale dubbio trova una corrispondenza fin troppo facile nel nostro moderno cuore man mano che ascoltiamo le formidabili parole del famoso monologo, un cuore oggi più cedevole, che rispetto all’antico principe di Danimarca accoglie il suo male con triste rassegnazione, perde la dimensione tragica e con essa il senso della realtà e la capacità di lottare per la verità.

E il recupero della tragedia è l’unico vero motivo per cui una compagnia di giovani studenti, assediati ogni giorno da una cultura bassa e volgare o da ideologie di morte, trovi il coraggio di mettere in scena l’Amleto.

A loro auguriamo di essere sempre fedeli alla verità.

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Amleto 2004 _La Traccia