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Mistero Buffo, la parola ai protagonisti: i ragazzi!


Cosa dire di quest’anno? Di certo non è stato facile, ma che è stato l’anno più bello tra tutti i miei tre di esperienza. Non penso si sia mai vista una compagnia così bella e unità come lo siamo stati quest’anno. È appunto questa unità che mi ha spinto ad essere me stesso sul palco e recitare immedesimandomi e dando tutto quello che potevo e non sono l’unico che lo ha fatto. Tutti si sono impegnati e hanno dato il meglio che potevano e sono sicuro che questa esperienza coinvolgerà tante altre persone l’anno prossimo e saremo una famiglia ancora più grande. Se mi chiedessero di tornare indietro io sceglierei mille volte ancora di fare teatro, perché neanche tutti i soldi del mondo potrebbero sostituire quello che ho provato io stando con voi e su quel palco. Grazie a tutti e spero che ci siate anche l’anno prossimo

Emanuele Magri

 

Uno spettacolo teatrale non lo fa il regista. Non è come in una fabbrica, in cui il capo dice e gli impiegati fanno. Per un attore, non c’è la propria vita e poi, a parte, le prove per lo spettacolo. Quest’anno ho avuto il privilegio di rendermene conto in maniera eclatante. Ho visto che creare uno spettacolo è un po’ come quando si cucina per il pranzo di Natale: ognuno fa qualcosa, dal preparare il cibo all’apparecchiare la tavola. E ognuno è assolutamente indispensabile e rende ciò che fa unico nel suo genere. Ma non basta che tutti facciano bene il loro compito: c’è bisogno di coesione, di stare bene insieme e di un obbiettivo comune chiaro nella mente di tutti. Questo è quello che ho visto e vissuto durante queste due settimane. Abbiamo cresciuto e curato ogni dettaglio di questo spettacolo, ci siamo corretti e ci siamo incazzati, avendo però sempre chiaro il senso di quella fatica. Abbiamo costruito una cosa grande, una cosa bella oltre ogni misura, ma l’abbiamo fatto insieme: è questo che ci rende, più che una compagnia, una famiglia. È davvero rincuorante trovare con persone così diverse da me sotto molti punti di vista un’affinità pazzesca. Sono orgogliosa di quello che ho fatto e sono entusiasta di tutto. Grazie, grazie davvero di cuore perché è raro poter trovare un posto in cui sia concentrata tanta bellezza tutta insieme.

Francesca Rota

 

Grazie Cesare! tu ci hai insegnato la regola: imparate a fidarvi e ad ascoltarvi l’un l’altro. Solo cosí possono nascere vere collaborazioni, amicizie e compagnie. I primi anni la compagnia era composta da persone già mie amiche. Quest’anno i ragazzi della compagnia sono diventati miei amici. È avvenuta una metamorfosi, una resurrezione, un miracolo: una parte di me è morta, una strana nostalgia che sentivo da un paio d’anni, dai tempi dello spettacolo di Pinocchio, ed è rinata sotto la forma di una rinnovata e più forte esperienza. Di certo ora sono piú cosciente di quello che ho vissuto quattro anni fa. Sono piú grande. L’esperienza teatrale mi ha fatto crescere. Gente come te mi ha fatto crescere, Cesare. Siamo stati cosí ciechi nel non vedere dove volevi portarci: hai gli occhi “grandi e chiari”, quelli di un bambino, perfetti per guidare il popolo. Dici che stai iniziando a volerci bene, ma io il tuo bene lo sento da quando hai iniziato ad indicarmi la via per migliorare il mio personaggio, per migliorare in fondo me stesso. Anche voi ragazzi siete stati fenomenali. Siete ignorantissimi e sinceri. Mi avete divertito ed emozionato, ma soprattutto mi siete stati vicini, a modo vostro. Ho bisogno sempre, costantemente e SOLO di gente come voi accanto a me nella vita. Ripeto, siete il regalo piú bello di quest’anno. Solo un consiglio: abbiamo capito il valore ed il frutto della fiducia, aiutiamoci a non dimenticarlo. GRAZIE

Michele Verdelli

 

Teatro. Come può una parola così semplice suscitare tante emozioni? Come può essere che solo pensando alle ultime settimane trascorse mi si inumidiscono gli occhi? Perché non appena mi fermo a pensare sento una nostalgia grandissima verso quei giorni e quelle persone? Non saprei rispondere nemmeno io, è un qualcosa che non sono in grado di spiegare, eppure quest’esperienza ha comportato tutto ciò. Quest’anno teatro è stato faticoso, molto, tanto da farmi chiedere ad ogni incontro perché io avessi lottato così tanto per fare in modo che non venisse abbandonato, e non nego che spesso faticavo a trovare una risposta. Ma poi è arrivata l’ultima settimana e le rappresentazioni, e lì ho capito che ne è valsa la pena,davvero. Ne è valsa la pena per me, per tutti i miei compagni, per i registi, per le persona che sono venute a vederci. Ne è valsa la pena perché siamo diventati una famiglia, perché finalmente mi sono sentita davvero parte di qualcosa. Che ci fosse da correre insieme per scaricare la tensione prima della serata, da allacciare stretti i corsetti, da condividere il prelibato cibo dell’MD, da piangere di felicità quando “tutto è andato alla grande”, eravamo insieme; e credo fermamente di poter dire che lo siamo ancora. Probabilmente è quindi proprio per questo che anche un “giocatore 2” come me si è potuto sentire parte integrante, forse non tanto dello spettacolo, quanto di quella familiare quotidianità che faccio fatica a trovare in qualsiasi altro luogo.

Chiara Bellini

 

Che dire di quest’anno sul teatro? E. stata una figata assurda. Inizialmente ero un po’ dubbiosa. Non c’erano più i registi dell’anno scorso, tutto era nelle mani di Aresi e della Lidia, ma già il modo in cui Aresi ce l’aveva presentato e poi recitato una parte mi aveva molto incuriosito. Sono rimasta per questo e per quello che era stato il teatro l’anno scorso per come mi ero sentita bene in questa compagnia. E tutta la promessa di bellezza che avevo vissuto l’anno scorso penso sia uscita durante le ultime settimane prima dello spettacolo. Giorni pieni zeppi di prove quanto di bellezza. E’ lì in particolar modo che ho visto lo spettacolo prendere vita, che tra di noi si è creato un legame molto, molto bello, una compagnia di matti, per restare in tema. E quello che abbiamo portato in scena, il modo in cui lo abbiamo fatto mi ha presa tantissimo. Ogni replica era per me una continua scoperta, ogni volta rimanevo a bocca aperta senza rendermene conto (come mi hanno fatto notare). E poi vedere come sia cambiato il modo di stare sul palco di alcuni mi ha entusiasmato un sacco. Mi avete veramente fatto vivere in un altro mondo per quell’ora e mezza. E cosi per tutte tre le volte. Ok ora non voglio essere prolissa quindi concludo con un’ultima cosa. Come avevo già detto alla cena vi ringrazio tantissimo perché mi sono sentita tantissimo a casa, parte di una bellissima famiglia e poi mi colpisce un sacco che le battute vengono fuori nei discorsi di ogni giorno. E sta cosa è una figata perché chi non è venuto a vedere lo spettacolo pensa “ma questi sono matti” e noi invece riportiamo in vita un’esperienza bellissima. Da matti. Che abbiamo vissuto assieme.

Ilaria Dolci

 

Ah regas io volevo solo dirvi che a inizio anno ero molto scettico, e un paio di mesi fa invece avevo sempre meno voglia di fermarmi il lunedì per fare teatro. Mi sono ritrovato la sera di sabato pieno di orgoglio per l’esito che TUTTI NOI abbiamo aiutato a dare, ero davvero contento di aver continuato a fare teatro nonostante tutto per trovarmi lì con voi quella sera. E beh se sono partito così a ottobre e sono arrivato in altro modo all’8 aprile, il merito é solo vostro, quindi grazie.

Riccardo Parabicoli

 

Parto ringraziandovi tutti per la bellissima esperienza vissuta insieme nelle scorse due settimane. Vi ringrazio perchè avevo molta voglia di fare teatro anche quest’anno, anche se inizialmente ero leggermente titubante dato che non conoscevo nulla dello spettacolo e nulla di come stavate lavorando, eppure mi sono sentito inserito in una compagnia molto più bella e grande rispetto alle mie aspettative. La cosa che mi rimane dopo aver terminato questa appassionante avventura sono gli occhi di alcune persone che ho avuto la fortuna di guardare alla cena conclusiva; erano occhi contenti, fieri e grati allo stesso tempo, e io ho bisogno di persone così contente. Faccio un altra osservazione: mi ha impressionato come quest’anno fosse palese che quello che abbiamo costruito non è il risultato della somma dei nostri talenti, della nostra bravura, perchè altrimenti non sarebbe venuta fuori una cosa così bella, mi sono commosso da tanto era bello lo spettacolo e nel vedere voi attori nello spettacolo. Ho visto persone tirare fuori una bravura e una passione per quel palco insospettabile. Io stesso mi sono affezionato a voi e allo spettacolo che ci costringe ad entrare in rapporto con Gesù che muore in croce attraverso il rapporto tra di noi. Ancora grazie a tutti. Sono proprio contento di quello che abbiamo vissuto, mi raccomando giovani portate avanti questa compagnia anche nel futuro, anche senza di me, ricordatevi di quello che ci è successo quest’anno e di come siamo stati insieme, di nuovo grazie della bellezza che mi avete fatto vedere.

Pietro Cantù

 

ciao ragazzi!

Fare teatro quest’anno è stata un esperienza completamente diversa. Ogni anno passato con la compagnia teatrale è stato stupendo quindi, appena è girato l’avviso che teatro si sarebbe fatto, subito mi sono catapultata per sentire cosa veniva proposto. Appena entrata in aula magna scopro immediatamente che è tutto diverso, sia il tema che l’impostazione utilizzata. Il panico mi ha sommerso, devo essere sincera, soprattutto quando Aresi ci ha letto il testo in dialetto e ovviamente non ho capito una parola (figuriamoci dirlo io!) Ho detto vabbè proviamo, buttiamoci. Le prime volte in cui ci siamo ritrovati mi sono accorta che avevo ragione sul fatto che tutto era diverso: siamo partiti dalle basi, ad esempio ci siamo concentrati sulla voce e come farla emergere. Passaggio molto importante secondo me, e poter imparare cosi tante cose nuove mi ha meravigliato. Molti di noi hanno imparato come impostare un personaggio comico, passo che mi sarebbe piaciuto molto compiere, mentre altri hanno portato la tragicità alla massima potenza. La compagnia è un altro punto a me molto caro, è strano stare cosi bene con gente che prima era praticamente sconosciuta e che adesso è molto importante per me. Non so come questo sia potuto accadere in cosi poco tempo e adesso sono affezionata a tutti voi. Grazie ragazzi, vi voglio bene.

Teresa Cappuccio

 

Quando ci hanno proposto di fare teatro sono stato subito molto entusiasta perché quest’anno avendo rallentato con altre attività ero finalmente disponibile per questa nuova esperienza che mi aveva da sempre appassionato. Finalmente eravamo nell’aula magna delle medie super entusiasti e poi è arrivato Aresi con la sua proposta così strana, così difficile, così particolare. Ci siamo guardati tutti e la metà di noi ha detto: “io mi ritiro”. Alla fine nessuno l’ha fatto e tutti titubanti abbiamo iniziato i provini. Dopo qualche settimana ho saputo la mia parte… il monologo del matto sotto la croce. Ero contentissimo perché era una parte stupenda ma anche una sfida per la complessità del testo e perché la mia parte conteneva un significato davvero profondo che magari non comprendevo a pieno, ma che parzialmente condividevo perché anche io come persona ho un problema con la croce e quindi pormi come il matto che cerca di salvare Gesù e alla fine non ci riesce imbestialendosi con lui mi ha ricordato un po’ quello che effettivamente è il mio rapporto con la croce. Per concludere è stato meraviglioso portare avanti quest’esperienza e sono contentissimo che il mio pregiudizio non mi abbia tirato indietro perché è uscito un vero successo, e mi sono davvero divertito in tutte le fasi della preparazione, conoscendo nuove persone. Spero che quest’estate il tutto si possa ripetere come proposto da Aresi e su richiesta di tantissimi che hanno visto lo spettacolo.

Luigi Nicoli

 

Non essendo una persona religiosa non ho avuto dal primo momento nessuna difficoltà a lavorare con un testo di Dario Fo. Anzi, ho apprezzato la vena umoristica e dissacrante, che avevo ritrovato in altri autori, e che non mi aspettavo in uno spettacolo sulla passione di Cristo messo in scena alla Traccia. La cosa che più di tutte mi ha toccato, in ogni caso, è stata l’umanizzazione di ogni personaggio. Il personaggio di Maria da questo punto di vista è fondamentale, e l’interpretazione di Teresa ha contribuito a trasmettermelo in maniera fortissima.

Rispetto ai commenti in cui veniva sottolineato l’aspetto religioso per me è stato molto meno importante rispetto al lato puramente umano dei protagonisti, che mi ha impressionato e colpito profondamente.

Davide Carrara