New York 2012

 

Un’estate all’ombra del Crysler

Quest’estate dodici liceali della Traccia hanno trascorso tre settimane in vacanza studio a New York, insieme ad altri settanta ragazzi provenienti da Milano, Como, Roma e non solo. La proposta, ormai rodata da diversi anni, è allettante: i ragazzi alloggiano presso un albergo centralissimo di Manhattan, passano la mattinata conversando con insegnanti madrelingua che seguono un percorso ben strutturato, esigente ed efficace, realmente introduttivo ai vari aspetti della cultura americana, e nel pomeriggio visitano la città sotto la guida dei docenti accompagnatori. New York è una città enorme, inesauribile, piena zeppa di cose da fare e da vedere: salire in cima all’Empire State Building, percorrere il Ponte di Brooklyn e cantare sulla Promenade mentre scende il tramonto, commuoversi a Ground Zero, godersi un musical a Broadway, giocare a calcio a Central Park, fare shopping sulla Fifth Avenue, mangiarsi un cannolo a Little Italy, commentare i quadri dei maggiori musei (Guggenheim, Moma, Metropolitan!)…

Dopo la cena, preparata da cuochi italiani, ogni sera c’è una proposta: giochi e balli insieme, un film in lingua, una nuova uscita per scoprire uno scorcio notturno della città che non dorme mai, oppure l’incontro con una personalità di New York (quest’anno abbiamo conosciuto, fra gli altri, un diplomatico italiano all’Onu, uno dei responsabili del Metropolitan Museum, un cantante che ci ha raccontato la storia del rock…). I fine settimana, liberi da lezioni, prevedono le uscite più impegnative, come la visita alla Statua della Libertà e ad Ellis Island con il museo degli immigrati, o la messa con canti Gospel, o la passeggiata sull’Hudson River.

Dopo tre settimane, New York dà ancora la sensazione di rimanere inesplorata, sempre nuova.

Molto interessante la proposta educativa: i docenti accompagnatori sono lì presenti innanzitutto per aiutare i ragazzi a guardare,  per proporre un giudizio sull’esperienza in corso che eviti la superficialità, perchè non prevalga la stanchezza, per facilitare la reciproca accoglienza. Durante l’assemblea dell’ultimo giorno l’intervento più significativo, del nostro Marco Paris, è partito dalla constatazione che tutti si sono sentiti fin dall’inizio accolti, vivendo insieme una familiarità, come a casa. Di certo è stata un’esperienza indimenticabile, che ha segnato profondamente chi ha avuto la fortuna di viverla.