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Perché parlare di fiabe oggi?


Perché ci sono alcuni bisogni emergenti a cui le fiabe possono contribuire, se non a risolvere, almeno ad aprire un livello di riflessione più ampio e profondo.

Questi bisogni possono riassumersi in due grosse questioni che nel dialogo con colleghi, professionisti e genitori frequentemente nascono:

1.Il tema dell’emotività, ovvero il riconoscimento e la gestione delle proprie emozioni. Innanzitutto le fiabe allargano il concetto di emozione a quello più ampio della vita. Non è l’episodio singolo a tema, ma la complessità della rabbia, dell’odio, della paura del distacco, dell’abbandono, della morte; dell’amore e del bisogno di riconoscimento. Non l’oggetto specifico e concreto che le suscita (il gioco, la mamma, la maestra, la verifica…). Si sta parlando del problema che il vivere e il convivere con questa complessità emotiva costituisce per tutti, anche per noi adulti.

2.Il tema dell’ascolto e dell’oralità, legato saldamente al problema dell’immagine e quindi della paura. Le fiabe sono nate e si rivitalizzano soprattutto nell’oralità e nel rapporto che essa richiede. «Ma soltanto la verità è più grande del vero, epperò il vero fa tremare quando si mostri: così piccolo, così toccabile, così corruttibile. Pure, è il solo involucro concesso alla visione», spiega Cristina Campo. La verità nascosta nelle fiabe è per tutti i tempi e i luoghi, il racconto permette di identificarsi con il protagonista, ma proprio perché è voce, è così meno dolorosa del vero dentro a cui soffro. Le immagini da questo punto di vista perdono la loro caratteristica di inafferrabilità, di segretezza e pertanto sono più spaventose.

Perché le fiabe continuano ad affascinare i bambini di ogni epoca, anche ai giorni nostri?

  • La fiaba presenta la stessa struttura di pensiero dei bambini. È analogica e non logica. Permette in questo modo una rielaborazione immaginativa delle esperienze più profonde senza svelarle. In particolare il rapporto con la morte e lo scontro con le avversità.
  • Il pensiero del bambino molto piccolo presenta delle caratteristiche di animismo che riconosce nell’universo della fiaba. (riconosce, non crede).
  • Ruolo scarso dato all’aspetto della punizione, mentre centrale è il premio e la crescita del protagonista.
  • L’eroe è attraente perché ultimo, piccolo, debole, ingenuo e solo all’apparenza sciocco. Perciò è più facile identificarsi con lui.
  • La scelta non è moralistica: l’identificazione con il protagonista non avviene perché è buono, ma perché è più somigliante al bambino o suscita in lui maggiore simpatia. Il bambino assorbirà il senso morale a partire da questo e non il contrario. Perché la sua domanda profonda non è se vuole essere buono, ma come chi vuole essere. Il reato dello spiegare troppo la morale della fiaba perché è privare il bambino della sensazione di avercela fatta da solo con e attraverso l’
  • Nella fiaba è permesso dar voce a emozioni e azioni che non sarebbero tollerabili se dichiarate a livello consapevole. Percezione della mamma come matrigna, desiderio di far del male agli adulti…

…e piacciono anche gli adulti

Le fiabe, quelle che più rispondono alla domanda sul senso della vita, sono delle opere d’arte e come tali interrogano l’uomo e pongono interrogativi che cambiano in base a chi la legge/ascolta e in base alle sue diverse tappe di vita. Nei bambini questo si percepisce nelle fasi con cui chiedono ossessivamente la stessa fiaba e come ad un certo punto questa cada nella dimenticanza senza venire più chiesta. Ed essendo la loro struttura originaria orale si prestano a venir reinterpretate e modificate nel tempo, restano opere d’arte solo quando non perdono la capacità di interrogare sui grandi temi della vita.

Continueremo a parlare e ad approfondire questi temi nei prossimi appuntamenti:

Martedì 30 gennaio, ore 20.45
Chi ha paura del lupo? Incontro con Chiara Guidi
Chiara Guidi, attrice teatrale e fondatrice della Socìetas Raffaello Sanzio di Cesena, adesso Socìetas, si occupa di infanzia e didattica: nel suo lavoro con bambini e adulti ha attraversato numerose fiabe, scoprendole e riscoprendole attraverso l’arte teatrale e lo stupore dei bambini.
Ci porterà a ritrovare il valore della narrazione, della voce e del rapporto che attraverso di essi si instaura. Ci accompagnerà nell’affrontare anche il lato “oscuro” del male presente nelle fiabe.
Incontro pubblico. La proposta è rivolta in particolare a genitori, insegnanti ed educatori della scuola primaria e della scuola dell’infanzia. ISCRIVITI QUI

Martedì 6 febbraio, ore 20.45
“Ma che orecchie grandi che hai… per sentirti meglio!”
Leggere le fiabe ai bambini giocando e divertendosi con Viviana Magoni e Damiano Grasselli
Percorso dedicato ai genitori delle classi seconde della scuola primaria. ISCRIVITI QUI