Quest’anno non abbiamo potuto fare il corso genitori a causa dell’attuale emergenza sanitaria. Ma sta succedendo qualcosa che non potevamo programmare, da cui possiamo imparare molto: dentro al dramma del Coronavirus sta emergendo in modo imponente la testimonianza di tanti di noi, insegnanti, ragazzi e genitori, che stanno vivendo questa circostanza con una positività che affascina e interroga. Che cosa anima questo modo di vivere? Che cosa lo alimenta? Guardare i fatti che stanno accadendo anche all’interno della nostra comunità scolastica ci può permettere di cominciare a cogliere una risposta. Le nostre segretarie hanno trovato nella cassetta delle lettere della scuola una lettera scritta a mano: era stata consegnata qualche giorno prima da una mamma della nostra scuola. La pubblichiamo per intero, condividendola con tutti per il valore straordinario di ciò che racconta.
6 marzo 2020
Cari tutti,
vi scrivo come voi scrivete a noi. Credo sia bello.
Ho scritto di pugno questa lettera, su un foglio di quaderno, l’ho portata al cancello e l’ho imbucata. Credo nel bello che c’è nel ricevere una lettera. Grazie per la vostra presenza delicata ma ricca, nutriente, e per il grande impegno. Grazie per il vostro entrare nella nostra vita quotidiana con qualcosa di buono per il cuore, per quella brace che arde in ciascuno di noi. Sono una mamma. Certo preoccupata, soprattutto perché continuo a lavorare e in più lo faccio nella “famosa” Valle Seriana, con colleghi che ad un certo punto non arrivano in azienda… con uffici che ad un certo punto chiudono… con persone che hanno conoscenti o parenti positivi al test o in quarantena perché entrati in contatto. Siamo proprio chiamati al coraggio, nella grave e consapevolezza che un’azienda non può chiudere perché non si sa se ripartirà: i clienti non ti aspettano e questo è un problema nel problema. Nascono così gli sguardi tra colleghi, con alcuni ci si riesce a guardare fino in fondo agli occhi. C’è così tanto in certi sguardi!! Alcuni occhi andrebbero scritti… ne uscirebbero dei capolavori!! Poi, dopo quattro ore in questa realtà… Arrivo a casa, mi lavo come se fossi un chirurgo pronto per la sala operatoria, mi cambio e metto i vestiti all’aria, lascio fuori il mondo che toglie e trovo quello che mi viene donato da questa situazione. Mio marito, che normalmente a pranzo non c’è mai, ha cucinato la versione giornaliera dalla “pasta paparino”. Lo sa solo lui cosa c’è dentro (a volte credo sia meglio così). Mi aspetta in piedi, sguardo furbo, con una forchetta di pasta da farmi assaggiare: da leccarsi i baffi! Ecco l’amore.
Le mie figlie, che abbandono al mattino mezze addormentate nel letto, hanno apparecchiato, piegato le coperte sul divano e fatto il lettone (nella versione arte moderna). Oggi hanno cucinato e impiattato il cibo per me e ne erano fiere. Sono state attente e non hanno sbagliato: non posso mangiare come loro e hanno saputo distinguere. Le ho ringraziate. A volte apparecchiano in sala, con i piatti “belli” e la candela accesa come centrotavola. Ecco la bellezza.
Quale compito lascio loro al mattino? “Guardatevi intorno e fate quello che c’è da fare. Osservate e agite. Ci metto chiaramente un po’ lo zampino… lascio le cose fuori posto per vedere se si accorgono… Sono stupita del fatto che spesso funzioni. Nella “normalità” non accade così spesso. Credo sia perché di solito io non ho tempo di vederle così. Ecco un insegnamento.
Fanno i compiti con serenità e fischiettano mentre piegano i panni. Ricevono email, che attendono con piacere. Guardano video. Imparano cose che non avrebbero imparato. Rispondono ai loro insegnanti. Aspettano il collegamento video. Sanno di poter contare su persone che conoscono e continuano a curarsi di loro anche senza vederle. Siete brave persone. Ecco la consapevolezza del bene.
Scrivono lettere alle compagne, che custodiscono aspettando il rientro a scuola. Ecco la fede.
Sanno del Coronavirus. Sanno che alcune persone muoiono. Dicono il Rosario, all’improvviso. Di sera. Ecco il seme.
“Che bello oggi siamo stati una famiglia”. Ecco Dio.
“È la luce di Dio che squarcia le tenebre! Non succede mai il contrario”. Il mio don.
Grazie, perché voi fate parte di questa luce.
Una delle vostre mamme