Dopo i tragici fatti accaduti nell’Istituto Comprensivo di Trescore, abbiamo subito colto nei volti, negli interventi, nelle condivisioni dei nostri alunni l’emergere di tante domande, di una esigenza profonda di senso, di un bisogno di bene e di riscatto capaci di sostenerli anche di fronte a notizie così sconvolgenti. Per questo, oltre ad ascoltarli e a dialogare con loro, abbiamo condiviso nelle classi un messaggio che esprimesse tutto il nostro desiderio di accompagnarli e camminare con loro anche dentro circostanze così drammatiche, alla luce di una speranza affidabile.
Carissimi studenti,
i fatti di questi giorni ci chiedono di fermarci un istante per guardare, ascoltare e riflettere.
Come sapete, la mattina del 25 marzo all’interno dell’Istituto comprensivo di Trescore Balneario, uno studente di terza media ha aggredito e accoltellato la sua docente di lingua francese. Qualsiasi siano state le cause e le modalità di questo gesto così grave, é sconvolgente pensare che una simile azione fosse stata premeditata e maturata fino alla meticolosa preparazione della messa in atto. Persino la maglietta dello studente esprimeva violenza attraverso la scritta: Vendetta.
La prima cosa che vorrei chiedere a me, ai miei amici e a tutti voi è di non voltare la testa dall’altra parte. Per quanto dolorosa sia, questa vicenda chiede di essere guardata: non abbiate paura di veder sgorgare in voi il fiotto di domande, di sentimenti, di reazioni umane che un fatto del genere suscita. Io stesso sento l’emergere in me di tanti interrogativi (a cominciare dal più semplice: perché?) e di un profondo struggimento di fronte alla vita di questa docente, della sua famiglia, di questo ragazzo che ora vede la propria esistenza travolta dalle conseguenze del proprio devastante atto, dei suoi genitori, dei suoi compagni di classe e insegnanti.
Il secondo invito è di non rimanere da soli con queste domande e queste reazioni, ma di condividerle: con le persone che stimate e di cui vi fidate, con gli amici, con gli adulti di riferimento che avete. Non è perché “l’unione fa la forza”, ma per il fatto che condividendo, possiamo fare la scoperta di non essere soli, ma di avere degli insospettabili compagni di viaggio: magari nei vostri insegnanti o compagni di classe.
Il terzo è più impegnativo, ma è quello che mi preme di più pensando a ciascuno di voi, alle vostre vite, ai vostri desideri, al dolore e alle speranze che vivete, ai sorrisi e alle lacrime che sperimentate, tante volte nel segreto.
Non smettete, ogni giorno, di cercare il senso e il Bene della vostra vita. Questo senso c’è, questo amore c’è, questo sguardo che si commuove di voi, che vi guarda con passione e tifa profondamente per ogni vostra speranza esiste e attende solo di essere scoperto. Magari si nasconde in un adulto, in un amico o in un parente che non avete mai veramente notato.
Non cedete mai alla disperazione, che diventa troppo facilmente violenza. Chiedete quando non capite, seguite quando intuite una risposta interessante, unitevi a chi nella vostra vita porta e comunica questo sguardo positivo. Se ci pensate bene, ciascuno di noi ha un punto vero da guardare e a cui rivolgersi, quando le cose si fanno difficili o incomprensibili. Lo spero adesso anche per questo ragazzo, che non possiamo ridurre al male tragico procurato dal suo gesto, così come lo spero vivamente per l’insegnante che ha subito l’aggressione.
Si avvicinano i giorni della Pasqua. Al di là del credo che ciascuno di noi vive, in questo periodo ricordiamo quell’uomo che, dicendosi Dio, ha voluto morire in croce per perdonare tutto il male e portare a tutti la Resurrezione, la possibilità di un nuovo inizio dentro ogni angolo buio della storia, personale e comune.
Vi invio perciò i nostri migliori auguri di una Santa Pasqua, vi rinnovo l’invito a non rimanere soli di fronte alla tragicità di questi fatti, vi assicuro una preghiera per ciascuno di voi e saluto uno a uno chiedendovi di estendere questo saluto ai vostri genitori.
Il rettore
Francesco Fadigati