#LaTracciaRacconta
I tempi che stiamo vivendo

La scuola non si ferma: sono tante le iniziative e le esperienze che tutti i nostri alunni stanno vivendo in queste settimane così particolari. Ne abbiamo scelte alcune prese dai racconti fatti direttamente da loro. Iniziamo con la lettera di una studentessa del liceo.

Salve profe, 

Sentire le campane suonare “a morto” (come le definisce la mia anziana vicina di casa) è ormai all’ordine del giorno. Non sono più quei soliti sette rintocchi a svegliarmi la mattina, piuttosto queste lunghe note che portano sofferenza e annunciano la scomparsa di nuovo compaesano. La gente sta morendo. Tante persone stanno morendo. Alternati a questi rintocchi, qui a Chiuduno (come credo ormai ovunque), rimbombano le sirene delle ambulanze che si sentono passare vicino a casa almeno cinque volte al giorno. Ogni volta che le si sente avvicinare troppo, si accorre preoccupati alla finestra per controllare che non siano venute a prendere quella amabile vicina di casa di più di ottant’anni che ormai considero mia nonna. Quella signora a cui portiamo sempre una fetta di torta ancora calda o i biscotti appena sfornati; la stessa signora che ogni mattina ti saluta con il sorriso prima di andare a scuola; la stessa signora che ogni volta che incontri sul loggiato di casa si ferma a chiacchierare; la stessa signora che tutti i giorni va a messa; la stessa signora che la domenica pomeriggio si veste per andare a giocare a bingo con le amiche; la stessa signora che ormai ha paura di andare a fare la spesa. La stessa signora che vede tutti i suoi conoscenti pian piano spegnersi.

Questo coronavirus sta colpendo tutti, non solo noi studenti rinchiusi in casa davanti a un computer, con i genitori sempre alle calcagna, ma anche le persone più anziane.

Penso ai miei nonni e zii che abitano lontano e che non posso vedere. Loro che con molta dedizione cercano di videochiamarmi tutti i giorni, ma puntualmente finiscono con lo schiacciare qualche tasto sbagliato e inviarmi messaggi del tipo “jkkskt”. Ritengo una fortuna poterli sentire tutti i giorni e chieder loro come hanno passato la giornata. Grazie alle tecnologia è più facile essere “vicini a distanza”.

Anche la scuola ha adottato questo metodo: le famosissime VIDEOLEZIONI. Viverle da studente è tanto divertente quanto faticoso: poter rimanere con i pantaloni del pigiama e godersi ancora il calore del letto viene subito scosso con cinque lunghe ore davanti a uno schermo, con i consecutivi mal di testa e bruciori agli occhi. È difficile seguire le lezioni perché si è costantemente tentati da distrazioni, anche banali, ma che a scuola non avremmo. Anche il clima è diverso, stare da soli in una camera di fronte a un computer non potrà MAI sostituire le sensazioni che si provano quando si è in classe. La vicinanza dei compagni, le strette di mano sperando di non essere chiamati per uscire interrogati, i respiri di sollievo quando non senti il tuo nome, la sensazione di salire sulla pedana e lottare per un sei, la risata alla battuta del profe, le occhiate di nascosto col compagno in fondo alla stanza e le chiacchierate con la compagna di banco durante i cambio ora. Mi manca tutto questo. Mi mancano gli amici. Mi mancano i professori (e non avrei mai pensato di dirlo). Mi manca tornare a scuola. Mi manca alzarmi presto e correre per non perdere il pullman. Mi mancano le studiate all’ultimo minuto per le sintesi. Mi manca vedere i sorrisi dei bambini delle elementari all’intervallo. Mi manca quella routine.

Sono convinta che questo sia solo un periodo di passaggio, che tutto si possa sistemare e tornare come prima. Ne sono certa.

Apprezzo tantissimo lo sforzo dei professori nel preparare con cura le lezioni, i compiti (anche se a volte sono così tanti che la scusa “no mamma, non posso passare l’aspirapolvere perché devo studiare” risulta essere la realtà), loro che si sono messi a fare lezioni specifiche sul virus per informarci, lezioni sui decreti per sapere come proteggerci, addirittura lezioni per mantenerci in movimento; loro che si sono messi a ballare just dance nonostante chissà cos’altro abbiano per la testa; loro che hanno anche una famiglia a cui pensare, ma trovano tempo per noi.

Quindi questa lettera non vuole essere solo una lamentela nostalgica, ma soprattutto un GRAZIE.

Grazie. Con tutto il cuore. Perché se non siamo ancora diventati “folli” è anche merito vostro.

Lettera firmata

In queste settimane alla PRIMARIA maestri ed alunni si sono fatti tanta compagnia anche grazie a una fitta corrispondenza di mail in cui ci si racconta quello che si vive e si scopre per sentirsi classe anche a distanza. Ecco un video-racconto della 4C. In 5A la maestra di matematica ha proposto una video-lezione (la vedete qui sotto) per introdurre ai suoi alunni i concetti di peso lordo, peso netto e tara. Un piccolo esempio, tra i molti, in cui imparare è sempre un’esperienza, anche quando una lezione si tiene nella propria cucina.

Alle MEDIE succedono piccoli miracoli, come ci raccontano i ragazzi QUI. I ragazzi delle classi terze parteciperanno al concorso fotografico “Straordinario quotidiano” insieme ad altre scuole, ecco la locandina.

I ragazzi e i docenti dei LICEI hanno organizzato un concorso di fotografia e poesia dedicato alla primavera: cliccate qui per info e regolamento. Gli studenti che partecipato alla Consulta (nella foto qui sotto) propongono due iniziative che trovate QUI.