Emergenza Ucraina. Il nostro contributo

Carissimi genitori, carissimi colleghi,
quello che in queste ore sta accadendo in Ucraina ci interpella e ci interroga tutti, nessuno escluso.

Laddove avessimo la tentazione di distrarci, le domande dei nostri bambini ci costringono a riaprire gli occhi: “Maestra, ma la guerra arriverà fino a qui?”; “E se scoppia la guerra, noi dove andiamo?”. Tante volte la vertigine di queste domande emerge nei ragazzi più grandi come radicale rifiuto: “Prof, io ho staccato il cellulare per non sentire più le notizie”; oppure: “Prof, svegliatemi quando tutta questa storia sarà finita”. Queste domande e queste reazioni sfidano alla radice la nostra certezza di adulti: chiedono a ciascuno di noi: “Su cosa poggi la tua speranza? Perché vale la pena non chiudere gli occhi e fuggire dal presente?”

Cosa ci aiuta a stare davanti a queste domande?

Personalmente sono rimasto veramente colpito da un dialogo coi colleghi che con me guidano la scuola: abbiamo condiviso insieme il nostro desiderio di non voltare la testa dall’altra parte, ma di poter guardare questo scenario pieno di incognite alla luce della speranza che anima tutti i giorni la nostra vita, la stessa che ci ha consentito di attraversare l’esperienza della pandemia e del lockdown.

Alla luce di questa speranza la vicepreside della scuola primaria ha chiesto di poter fare un gesto di preghiera unitario dell’intero istituto, e venerdì 25 febbraio abbiamo vissuto un momento semplice in video collegamento con tutte le classi. Poche frasi introduttive, poi le parole dell’Ave Maria, detta o ascoltata tutti insieme. Una maestra si è accorta che in quel gesto, gli stessi bambini che fino al giorno prima erano angosciati dalla possibilità della guerra, si sono rilassati (persino fisicamente) e hanno vissuto con una serietà impressionante quel momento di raccoglimento. Lo stesso è avvenuto per i ragazzi più grandi.

Come mai?

Ci siamo accorti che, anche se non possiamo fornire ai nostri alunni tutte le risposte alle loro domande (la situazione è piena di incognite anche per noi adulti), stavamo comunicando una certezza più profonda delle prospettive geopolitiche: possiamo rivolgerci a Qualcuno che ci ama ora, che si prende cura di ciascuno di noi ora, in qualsiasi condizione storica, a un Padre che ci ama e ha cura della nostra vita ogni momento, fino all’Eternità. Pregare è un gesto concreto e realista, perché ci consente di non chiudere gli occhi e di vivere veramente il presente con un ultimo fondo di pace. Pace o guerra iniziano infatti nel nostro cuore, innanzitutto.

Senza doverlo spiegare, i bambini e i ragazzi lo hanno colto.

Vivere questa certezza permette due azioni conseguenti, che nel contesto di oggi hanno un grande valore educativo:

  • Cercare di conoscere la verità. In questo momento in cui il pericolo della disinformazione regna a qualsiasi livello, si può fare ogni giorno il tentativo di cercare insieme ai nostri figli fonti più autorevoli, meno reattive o emotive, meglio documentate. Non fermarsi alle ventate di opinione dei social, ma cercare quelle voci che, pur nella parzialità di ciascuna lettura, si misurano con maggiore serietà con la complessità e il dramma che sta avvenendo. In questa direzione va il nostro tentativo di fare incontrare ai nostri studenti il DATO, per cui si sono svolte nella maggior parte delle classi lezioni di taglio storico e geografico per aiutare i ragazzi a comprendere quali radici storiche e culturali siano implicate nella guerra in corso. Abbiamo offerto ai ragazzi dei licei incontri con conoscitori del mondo russo del calibro di Marta dell’Asta e testimonianze più dirette di chi ha vissuto nel contesto Ucraino fino al momento di dover abbandonare il paese a causa della minaccia bellica. Desideriamo continuare in questa direzione, perché sentiamo che un primo servizio da rendere ai ragazzi è aiutarli a conoscere il quadro della situazione, giudicare criticamente accogliendo tutte le voci serie che possono offrire i dati storici, geografici, culturali, umani.

 

  • Provare a dare un contributo alla situazione. Desideriamo infatti accogliere l’impeto che è immerso immediatamente nei bambini e nei ragazzi. Ci ha colpito come dalla primaria ai licei, una reazione che è emersa naturalmente in loro è stata chiedere: “E noi come possiamo aiutarli? Cosa possiamo fare?” Anche in questo caso occorre aiutare i bambini e i ragazzi a non ridurre quest’impeto a una reazione emotiva, per cui si agisce senza chiedersi che cosa sia veramente utile o senza capire quali strumenti possano arrivare veramente a buon fine. Segnaliamo a tale scopo a tutte le famiglie che desiderino partecipare la raccolta fondi che AVSI sta lanciando in favore dell’Ucraina. Vediamo operare questa Onlus da anni e ne conosciamo l’affidabilità, per questo ci sentiamo di suggerire a chi vuole la possibilità di contribuire direttamente da qui:

Per i bambini e i ragazzi stiamo valutando le forme in cui coinvolgerli in iniziative concrete di aiuto e dono: riteniamo infatti che invitarli a partecipare a simili gesti (come accade con la colletta alimentare che proponiamo ogni anno) abbia un valore educativo immenso. È la possibilità di accorgersi concretamente del mondo e dello sterminato bisogno che abbiamo intorno, la possibilità di “uscire dalla propria comfort zone” per scoprire che c’è bisogno di ciascuno di noi, proprio come siamo, con quel poco o tanto che ciascuno può dare.

Non possiamo guardare alla guerra in corso senza pensare ai nostri carissimi amici ucraini e russi: in questi anni la nostra scuola è diventata infatti un punto di incontro e di amicizia per professori e studenti provenienti dalle città che in questo momento stanno subendo i bombardamenti, così come da tante località della Russia. Tante delle nostre famiglie hanno ospitato questi nostri amici e sono diventati per loro un luogo caro e familiare di accoglienza. Soprattutto a partire da questo rapporto umano e personale che viviamo comprendiamo che, come dice Papa Francesco, “la guerra è una pazzia”, sempre, qualsiasi ragione la muova.

In questo momento storico torna decisiva la testimonianza che personalmente e comunitariamente possiamo dare ai nostri figli: aiutiamoci a vivere questo tempo come parte del nostro cammino umano, cercando di imparare anche in questa esperienza ad amare di più il Bene, il Vero, il Bello, la Felicità e l’Amore per cui siamo nati.

Siamo certi che il primo gesto per contribuire alla situazione attuale sia vivere ogni giorno il nostro quotidiano, con maggiore verità, autenticità e umiltà, con una preghiera più sincera a Chi ci regala ogni istante, ché trasformi il nostro sì in un contributo a chi soffre.

Buona Quaresima

Il Rettore
I coordinatori didattici
I membri del consiglio del Rettore