Portiamo nelle classi la nostra sete di felicità. Grazie Papa Francesco

Nella mattina di lunedì 28 aprile, al rientro dal ponte delle festività pasquali, tutta la nostra comunità scolastica si è riunita per vivere un momento di silenzio e di preghiera in memoria di Papa Francesco.

Ecco le parole con cui il nostro rettore, prof Francesco Fadigati, ha introdotto il momento:

“Carissimi bambini, ragazzi e colleghi,
il mondo intero é stato scosso dalla morte di Papa Francesco. Sono stato al funerale a Roma, e c’era veramente il mondo intero: i capi di stato dei principali paesi e una folla internazionale che ha riempito la piazza San Pietro e via della Conciliazione e che si è assiepata lungo le vie di Roma al passaggio della bara.

Tre cose mi hanno colpito delle ultime ore del Papa e del suo funerale:

Francesco non ha avuto paura di mostrarsi fragile. Negli ultimi giorni faceva fatica persino a parlare, però non si é nascosto, anzi ha cercato di fare compagnia alla gente fino all’ultimo, come la domenica di Pasqua, quando é andato in San Pietro per benedire i fedeli con le ultime forze. Noi tante volte pensiamo che, se non siamo in forma, se non siamo al top, sia meglio non mostrarci, perché potremmo fare brutta figura. Il Papa ci ha mostrato che vale la pena vivere sempre, anche quando le energie sono poche e il nostro aspetto non è bello. Ci ha mostrato che, quando sei amato e ami, non hai paura di essere quel che sei trovi energie e coraggio immenso per incontrare tutto e tutti. Io voglio vivere libero come ha vissuto lui.

Alla sua morte, in TV hanno trasmesso i messaggi di tantissime persone. Povera gente, carcerati, persone disabili, ma anche politici, uomini di potere, capi di Stato: tutti erano grati perché da lui si sono sentiti guardati come persone, amati e accolti così come sono. Papa Francesco ha veramente trasmesso lo sguardo di Gesù. Gesù ci guarda così: che tu sia povero, ricco, potente, colpevole, quello che conta è che ci sei, che sei tu, e sei potentemente amato. Sei perdonato, cioè amato. Papa Francesco lo diceva di sé: “Io sono un peccatore, perdonato”, cioè amato. Io voglio imparare a guardarmi così. 

Il suo funerale sembrava una festa. Bambini, migliaia di ragazzi, adulti. Tutti pieni di gratitudine, tutti lieti perché il Papa ha mostrato a tutti che la vita non finisce con la morte. Anche la predica del cardinal Re lo ha detto di fronte a tutto il mondo, anche davanti ai capi di Stato: “L’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto”. Ragazzi, la Chiesa ha il coraggio di annunciare che siamo fatti per la felicità eterna: Papa Francesco lo ha testimoniato per tutta la vita: vi sembra che il mondo lo abbia scambiato per un pagliaccio? Non ci pensiamo mai, siamo convinti del contrario, eppure il Papa e la Chiesa testimoniano mostrato che la promessa di Gesù è vera. Io ho partecipato a due funerali, in questi giorni: si può vivere pieni di speranza, perché la vita è in mano a un Padre che ci ama e vuole felici per sempre. La nostra festa si intitolerà Tu sei speranza. È un modo per dire: “Guarda che in te c’è una speranza grande, un desiderio di felicità, che non è destinato a finire nel nulla” Ricordiamocelo, oggi e quando le cose si fanno difficili. La vita non finisce nel nulla. Portiamo nelle classi la nostra sete di felicità. Non è sbagliato desiderare la felicità, un amore vero, una vita vera, non è un’illusione. Papa Francesco ce lo ha mostrato con tutta la sua vita.

Adesso preghiamo insieme il Regina Coeli e chiediamo al Papa, che adesso ci vede tutti, uno per uno, di accogliere nella nostra vita l’amore di Dio, che ha reso grande la sua.”